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martedì 28 giugno 2016

Attualità giovedì 18 febbraio 2016 ore 14:41

"Siamo stati esempio di integrazione per l'Italia"

Il momento della firma tra il sindaco e l'imam di Firenze

L'ex sindaco di Colle Paolo Brogioni ha commentato le firme di Torino e Firenze tra comunità islamica e istituzioni locali

COLLE DI VAL D'ELSA — “Un patto di cittadinanza che ricorda molto il protocollo d’intesa firmato a Colle di Val d'Elsa il 23 novembre 2004 fra la comunità islamica e il Comune per gestire il centro culturale islamico in maniera congiunta”: è questo il commento che l'ex sindaco di Colle di Val d'Elsa Paolo Brogioni ha affidato al proprio profilo social all'indomani dell'accordo firmato a Firenze tra il sindaco Nardella e l'imam della comunità islamica fiorentina. Il patto firmato nei giorni scorsi prevede che durante i riti religiosi gli imam si devono impegnare a pronunciare anche in italiano, oltre che i arabo, i versi del Corano.

“Chi non condivide la nostra Costituzione e la nostra cultura ha la massima libertà di lasciare l’Italia — ha detto l’imam Izzedin ad alcuni organi di stampa durante il momento della firma — In quanto rappresentante della comunità musulmana ho voluto firmare questo patto, perché non vi è stata imposizione alcuna da parte delle istituzioni e perché questo è un atto di responsabilità. E lo facciamo non per dire che siamo buoni e bravi, ma per ribadire che noi siamo cittadini di questo Paese”. Una firma che Colle aveva già vissuto dodici anni fa, quando iniziò, con tanto di nero su bianco, il processo di integrazione della comunità islamica locale.

“Un atto – ha voluto ricordare Paolo Brogioni - che prevedeva l'utilizzo della lingua italiana durante i momenti religiosi e il rispetto delle leggi italiane, garantendo la libertà religiosa, l'uguaglianza e la conoscenza reciproca attraverso uno scambio di tradizioni e culture. Leggendo gli articoli di questi giorni, credo che l'atto firmato quasi 12 anni fa a Colle di Val d'Elsa abbia anticipato, e forse ispirato, quelli siglati a Firenze e Torino e che la nostra esperienza sia stata anche un esempio di integrazione e convivenza, nonostante i momenti di tensione e la sovraesposizione mediatica che l'hanno caratterizzata prima dell'apertura del centro islamico nel 2013”.

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