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giovedì 11 agosto 2022

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Orso in piedi…

di Tito Barbini - domenica 31 luglio 2022 ore 11:00

In questi giorni di follia e isteria collettiva per la crisi politica del nostro Paese è passata quasi inosservata la visita di Papa Francesco in Canada. 

Ha chiesto perdono più volte inginocchiandosi a baciare la mano del capo indiano. Con un ritardo di oltre cinquant’anni dall’orribile genocidio che la chiesa cattolica ha compiuto in Canada nei confronti dei nativi. Nessun pontefice, in tutti questi anni, ha avuto il coraggio di farlo. 

Di cosa sto parlando? Una delle pagine più oscure nella storia recente del Canada. Le cosiddette “Scuole residenziali indiane” legate alle chiese cristiane e allo stato. Negli anni trenta e quaranta del secolo scorso vi furono rinchiusi i bambini indiani strappati alle loro tribù e alle loro famiglie. 

Ho denunciato tutto questo nel mio primo libro “Le nuvole non chiedono permesso” che, quasi vent’anni fa, narrava del mio viaggio dalla Patagonia all’Alaska. Ecco quella pagina del libro: “…fu un piano deliberato e convinto di sradicamento delle popolazioni indigene dalla loro cultura attraverso la conversione forzata al cristianesimo. Nelle “scuole residenziali” sono stati uccisi almeno cinquantamila bambini. Abusi sessuali e mentali sono i ricordi dei sopravvissuti: violenze documentate e supportate dalle centinaia di testimonianze. La maggior parte di queste scuole fu chiusa solo negli anni settanta. Le ultime scomparvero solo nel 1986. Mi fermo a parlare con un giovane indiano Dakota che lavora come volontario al centro di documentazione. Il suo nome indiano significa “Orso in piedi”. Mi racconta volentieri questa storia tremenda: «Sentiamo il bisogno di ridiventare indigeni perché traumi cosi pesanti hanno segnato generazioni e persone che oggi sono diventati genitori e nonni. Molti dei nostri problemi discendono in larga parte da quanto avvenne in quelle scuole».

Tito Barbini

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