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mercoledì 17 ottobre 2018

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Ai tanti, troppi, silenzi.

di Tito Barbini - martedì 31 luglio 2018 ore 10:14

Pier Paolo Pasolini

Ma perché non trovo nessuno che abbia il coraggio di dire: ho sbagliato. Un’amara considerazione che riconosca di aver commesso un errore nel dare il proprio voto a un razzista? Anzi, vedo aumentare i consensi verso una visione neo fascista (uso questa parola così pesante pensando alle incredibili dichiarazioni di Grillo e Casaleggio sul superamento della democrazia e del parlamento) e xenofoba di cui si è fatto portatore Salvini

Sono anziano , un vecchio militante della sinistra oggi sconfitta e confusa, ma mantengo la mia qualità di essere umano e la mia voglia di lottare per un mondo più giusto. Cosa posso fare? Non lo so . Continuare a scrivere , denunciare. Partecipare a tutte le manifestazioni possibili. Quello che accade in questi giorni: i morti in mare sono ormai solo tristi bollettini numerici trasmessi da una televisione asservita ai potenti di turno, le motovedette per riportare , quelli che non affogano, nei lager del deserto sono regalate agli avventurieri libici dal governo italiano anche con il voto in parlamento di una parte della sinistra, (qualcuno può dirmi perché?), le aggressioni fisiche ripetute e impunite, anzi giustificate, gli insulti razzisti liberamente espressi e applauditi in spiaggia , autobus, al supermercato o negli uffici pubblici, reati come l’apologia fascista, esternati senza ritegno e timore , le ronde, e infine i pistoleri della notte i vigliacchi nascosti dietro una persiana o in una macchina in corsa. 

Tutto questo mi angoscia, mi mette paura, un tumore maligno che sta crescendo, insinuandosi negli organi vitali delle nostre difese e non sta cercando me ma il futuro dei miei figli e nipoti. Non posso fare altro, tutto mi porta a far mia una vecchia invettiva di Pasolini verso gli ignavi, gli opportunisti, i codardi, insomma coloro che appoggiano Salvini, si riconoscono in Feltri o scelgono il silenzio. Un’amara considerazione riflettendo su quello che accade oggi. 

Gli italiani “intelligenza non avrà mai peso, mai nel giudizio di questa pubblica opinione. Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai da uno dei milioni d'anime della nostra nazione, un giudizio netto, interamente indignato: irreale è ogni idea, irreale ogni passione, di questo popolo ormai dissociato da secoli, la cui soave saggezza gli serve a vivere, non l'ha mai liberato. Mostrare la mia faccia, la mia magrezza - alzare la mia sola puerile voce non ha più senso: la viltà avvezza a vedere morire nel modo più atroce gli altri, nella più strana indifferenza. Io muoio, ed anche questo mi nuoce.” 

Ecco non ho molto da aggiungere, se non il mio dolore e la mia voglia di reagire con tutti voi.

Tito Barbini

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