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giovedì 14 novembre 2019

Attualità sabato 05 ottobre 2019 ore 09:20

Teli termici avvolgono i palazzi

Barberino Tavarnelle ha ricordato la strage di Lampedusa, avvenuta il 3 ottobre 2013 e nella quale persero la vita oltre trecento persone



BARBERINO TAVARNELLE — Palazzi comunali, scuole, negozi, abitazioni ricoperte di teli termici, simbolo di accoglienza e soccorso, per aderire alla Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza.

L’iniziativa è nata da un’idea di Margherita Cioppi, cittadina del Comune di Barberino Tavarnelle, ed è stata organizzata dal Comune, in collaborazione con la Misericordia e i tanti volontari che operano nell’accoglienza e nella solidarietà.

Le coperte termiche hanno sventolato per le vie e le piazze di Barberino Tavarnelle, all’esterno degli edifici pubblici, dei palazzi comunali, dei negozi, delle scuole dell’Istituto statale comprensivo Don Milani e delle abitazioni per ricordare  le vittime del tragico naufragio di un’imbarcazione libica, usata per il trasporto di migranti, avvenuto il 3 ottobre 2013. Una vera e propria ecatombe al largo di Lampedusa che aveva causato 368 morti accertati e circa 20 dispersi.

 “Non era mai successo – dichiara il sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli – che in una volta sola il Mediterraneo si trovasse ad inghiottire tante persone, donne, uomini, bambini in preda alla disperazione, in fuga dalla miseria e dallo spettro della morte. Eppure da allora, sono trascorsi 6 anni, il bollettino di una catastrofe senza fine continua a registrare corpi senza vita, chi sogna una condizione migliore cercando di oltrepassare i confini rischia di spegnersi per sempre. I numeri lo dicono chiaro: ad oggi sono circa 20mila i morti e i dispersi. Dobbiamo fermare questa ecatombe non solo, aderendo alla Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, ma promuovendo un cambiamento vero, concreto, intessendo relazioni, come percorsi positivi di dialogo e conoscenza delle diversità. Se non agiremo in questa direzione, perderemo noi stessi. Credo che la morte peggiore sia quella che si subisce da vivi”.



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