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Attualità giovedì 28 settembre 2023 ore 21:35

Duecentomila toscani senza medico di famiglia

medico in ambulatorio

La carenza di medici è accusata specialmente nelle aree interne, e le previsioni per il futuro non sono rosee per via di un difficoltoso turn over



TOSCANA — Sono circa 200mila i toscani senza medico di famiglia, ostaggio di una penuria di dottori destinata a farsi sempre più pronunciata specialmente nelle aree interne, complici le uscite dal lavoro non compensate dal turn over: l'analisi e i dati arrivano da Spi Cgil Toscana, diffusi a Siena nell'ambito della Festa di LiberEtà organizzata dal sindacato con le costole senese, aretina e grossetana.

E' stata una tavola rotonda dal titolo Quassù il medico non c’è. C’è un’emergenza da fronteggiare: la carenza dei medici di famiglia nelle aree interne a mettere a fuoco il problema. Vi hanno preso parte anche l'assessore regionale alla sanità Simone Bezzini, il direttore generale della Asl Sud Est Antonio D'Urso e il segretario Fp Cgil Medici e Dirigenza Ssn Toscana Pasquale D'Onofrio, con le conclusioni affidate al segretario generale Spi Cgil Toscana Alessio Gramolati.

“In Toscana circa 200mila cittadini non hanno il medico di medicina generale, c’è una carenza ormai strutturale sia nel Paese sia in Toscana", ha sottolineato D’Onofrio. "Secondo il rapporto Agenas, dal 2019 al 2021 c’è stata una riduzione di oltre 2mila unità in Italia. In Toscana nel 2022 erano 2.653 i medici di medicina generale di cui circa 1.900, il 73%, supera i 27 anni di attività. Si stima che nei prossimi 4-5 anni ci sarà la fuoriuscita di circa il 25% dei medici di base che non saranno compensati da nuovi ingressi in quanto le borse di studio restano vacanti da parte dei giovani medici". 

Le contromisure in parte sono già state avviate: "Stiamo adottando delle misure, sfruttando gli spazi che la normativa consente: l’innalzamento a 1.800 del massimale di assistiti su base volontaria per ciascun medico di base - ha ricapitolato Bezzini - il fatto che i tirocinanti possano assistere fino a 1.000 persone, un utilizzo più ottimale di risorse che potrebbe derivare dalla riforma della continuità assistenziale. Stiamo lavorando a un progetto specifico, mirato sulle aree disagiate, per incentivare la presenza di medici di base nei contesti territoriali più periferici”. 


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