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Martedì 18 Agosto 2026

VI PRESENTO I MIEI... — il Blog di Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi è nato e vive a Pontedera, dove ha svolto diversi mestieri, fra i quali l’insegnante. Nel 2018 ha pubblicato una ricerca sulla città e su un pontaderese, frequente commensale di Napoleone all’Elba : - Giuseppe Balbiani, 1767-1851 Da Pont’ad Era a Napoleone e ritorno a Pontedera, Tagete, Pontedera, 2018. Ha pubblicato quattro libri di narrativa, esauriti in stampa ma presenti in Bibliolandia, la rete provinciale delle biblioteche pisane: - La neve e il Vermentino, Carmignani, Cascina, 2015 - Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019. - Le Donne, il Diavolo e il Destino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2021 - Il Marmo, le Mani, la Musica, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2023 È molto affezionato ai suoi personaggi, silenti consiglieri della sua famiglia di carta. Per questa ragione ha deciso di presentarli nel blog, fra storie e metastorie.

Nora

di Dino Fiumalbi - Martedì 18 Agosto 2026 ore 07:00

Nora nasce quasi per caso, turbata da due lune, dentro a un racconto ambientato a Colle di sopra.

Il paese di montagna è inventato, a immagine e somiglianza di due o tre paesi reali che ho più volte attraversato quando serpeggiavo in verticale per vette e vallate; è stato generato con la stessa alchimia che uso per i personaggi, ovvero con la fusione in crogiuolo di elementi reali diversi, in modo che i luoghi e i personaggi di fantasia, abbiano corpo e anima di luoghi e personaggi reali, e per questo più ricchi. Insomma, cose false, ma create con i distillati di cose vere (così come accade nelle leghe metalliche, che hanno caratteristiche migliori dei singoli metalli: il bronzo, lega di rame e stagno, è più duro del rame e l’acciaio, lega di ferro e carbonio, è molto più resistente del solo ferro).

Ad esempio, la descrizione della bottega di paese viene da Farnocchia, nella quale facevo acquisti…qualche anno fa.

«… All’avventore casuale, che superava la soglia dell’unica bottega del paesino, pareva di tornare indietro nel tempo. Negozio a tutto tondo, alimentari e piccolo emporio.

Le tre o quattro stanzette tappezzate da antiche scaffalature di legno, contenevano merci che parevano disposte a caso. L’ambiente emanava un concerto di odori che, più di una sinfonia, dava l’idea delle prove d’orchestra di una banda di paese. Il sapido aroma dello stoccafisso di San Giovanni competeva con gli effluvi di sugna, tuttora spalmata da vecchi nostalgici sulle scarpe di vacchetta per tirarle a lucido. Il lieve sentore di acquaragia cercava di partecipare al concerto olfattivo, provenendo dal recesso più lontano dove faceva compagnia ai sacchi dei chiodi e alla rassegna di arnesi rigorosamente forgiati a mano, dall’ultimo fabbro della vallata. Nella sua centenaria fucina si usava ancora l’energia idraulica per muovere il pesante maglio, il mantice della forgia e la mola in pietra locale. I puristi della vanga e del pennato venivano da tutta la Toscana per acquistare questi prodotti ormai introvabili.

All’ingresso risaltava invece un buon profumo di caffè, là dove campeggiava un bancone di mescita e fornitura di prodotti alimentari, come testimoniavano le targhette smaltate esibite all’esterno. La macchina per gli espressi, relativamente moderna, contrastava con l’affettatrice a mano, rossa e lucida nonostante i numerosi decenni di servizio. Le due macchine si guardavano in cagnesco, ostentando l’una la tecnologia a led multicolori e l’altra la solidità che l’aveva fatta giungere fin lì.

Per le sedie non c’era posto, si beveva all’impiedi oppure, nella bella stagione, ci si accomodava sulla panchina di pietra all’esterno.

I vecchietti, che venivano a fare la spesa, usavano come sedili provvisori i sacchi appoggiati al muro: quelli dei fagioli e dei ceci per gli umani e quello del granturco per gli animali. I secondi destinatari, debitamente ingrassati, avrebbero poi preso parte al nutrimento dei primi, rinsaldando i passaggi della piramide alimentare.»

La collocazione di Colle di sopra, invece, richiama Pomezzana, dove la strada finisce e si può proseguire solo a piedi per il rifugio CAI Forte dei marmi.

Il personaggio Nora compare in due racconti:

- “Location scout”, inserito nella antologia intitolata: Una locanda per tre personaggi, Cascina, Carmignani, 2014. Curata dal gruppo delle Sintonie Divergenti

- “Nora e la Luna” presente nella mia raccolta: Noi umani cerchiamo quadrature, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 2019.

In entrambi i racconti si parla di una storia d’amore di Nora con James, un irlandese che bazzica le montagne della val di Serchio su mandato del regista Spielberg per le riprese del film Miracolo a S. Anna.

La cosa interessante è che la storia finisce nel primo racconto e comincia nel secondo! Questo rovesciamento, questo gioco fra il prima e il dopo, diventerà una specie di etichetta adesiva, quasi un tratto semantico per Nora che giocherà sulle dualità oppositive, fra una Luna vera e una Luna rovesciata, anche nella storia futura (pensata ma non ancora scritta)

Vediamo intanto il rovesciamento lunare…

«La fanciulla Nora sentiva di condividere molto con Giacomino, a partire dal naufragio dei sogni adolescenziali…

«…L’altra condivisione con il giovane di Recanati, si rendeva esplicita con la forte attrazione per la luna. Quella sfera, più o meno luminosa, intera o a spicchi, era sempre stata la vera a propria confidente a cui rivolgersi in ogni stagione, anche se nelle notti estive il colloquio era più diretto, non mediato dal vetro delle finestre e favorito dalla notte tiepida e ruffiana.

Era frequente che Nora si consumasse gli occhi a levante per aspettare il suo sorgere; aveva in affanno la scienza, a partire dall’astronomia, e la tecnologia, a partire dagli orologi e per questo non si ricordava mai di verificare l’ora dell’alba lunare. Inoltre, il rendez vous non era sempre possibile, per il cielo coperto, per il ciclo lunare, per gli impegni suoi. Insomma, gli incontri con la luna non erano per lei né programmati, né tanto meno programmabili. Questo aspetto non la disturbava, anzi, tutto sommato rendeva più interessante l’attesa di quella candida confidente.

Ovviamente, come succede per tutte le cose agognate, la luna si faceva aspettare, tirava tardi e pareva non arrivare mai a quegli appuntamenti, ancorché senza orario.

Poi, quando Nora un po’ stanca di attendere, si distraeva un attimo, la bianca signora spuntava all’improvviso affacciandosi dal nero profilo del monte Brado.

Molte erano le domande che venivano poste, ma la signora della notte, nella sua alterigia, si guardava bene dal rispondere. Nora non se ne meravigliava più di tanto: “ Se ha taciuto al genio di Leopardi, … E forse del mio dir poco ti cale …, figuriamoci se si degna di rispondere a me!” pensava scherzando con se stessa. Ma quei colloqui, o meglio quei soliloqui, in qualche modo l’aiutavano, mentre invertiva il ruolo dell’interrogante e quello dell’interrogata, come fanno gli scacchisti quando giocano da soli.

Era accaduto però che la sua confidente queta, in una notte dolce e chiara e senza vento, fosse riuscita a sorprenderla. Si era addormentata con la finestra del terrazzo semi-aperta e dopo un po’ fu svegliata dall’aria fresca. La cosa che vide la sbalordì non poco, e credette di proseguire un sogno: stava vedendo due lune! Si stropicciò gli occhi, mise meglio a fuoco la visione ed ebbe conferma della dualità.

Questa partenogenesi astronomica la sconcertò e per un attimo pensò al miracolo. Poi la razionalità si fece spazio fra i residui del sonno e riportò tutto a un fatto logico, ovvero alla rifrazione speculare sul vetro della finestra. Rimase un’ultima nicchia di incertezza: per l’oscurità l’anta non si distingueva e lei vedeva che le due immagini, da quel punto di osservazione, avevano pari luminosità, pari forma, pari dignità. Quale era l’icona riflessa e quale quella vera? Le due Lune apparivano democraticamente uguali.

La ragazza non aveva in testa una mappa precisa delle valli e dei monti lunari, per cui non riusciva a discriminarle con l’aiuto della simmetria, ma questo non la disturbò, anzi. Non si alzò, non ragionò più di tanto, ma rimase serena nel dubbio, continuando a godersi la doppia immagine nel dormiveglia, finché Morfeo la rapì per un tempo breve. Quando si risvegliò una delle due lune era scomparsa e la rimanente illuminava lo stipite della porta, qualificandosi per quella reale.

Le capitò più volte in seguito di ricordarsi di queste sensazioni, quando le veniva spontaneo paragonare le persone alla Luna. Non erano infrequenti gli sdoppiamenti fra la persona “vera” e le sue immagini. Come visioni in un binocolo dalle lenti disallineate, le une non coincidevano quasi mai con le altre ed erano rarissime le sovrapposizioni perfette. Le capitò di affezionarsi a immagini, credendole persone e viceversa. Quando lo specchio spariva e rimaneva l’oggetto, furono talvolta gioie, ma più spesso delusioni. Altre volte capitò che invece sfumassero le persone ed a lei rimanessero le immagini, o addirittura l’immagine delle immagini.

Scoprì inoltre che le persone assomigliavano alla luna per un’altra proprietà: quando le aspettava, non sorgevano quasi mai… »

Insomma, Nora è portatrice di opposizioni, di rovesciamenti, non è un’agitatrice volontaria, ma provoca agitazione, anche in Gavino, fin dal primo momento che la incontra.

È una donna adulta, ma non ha ancora deciso cosa farà da grande; per ora cura un B&B, che in precedenza è stato un agriturismo, diventato col tempo antieconomico e meno supportato dalla passione per il lavoro agricolo da cui era nato.

Un ambizioso progetto di riqualificazione culturale del paese le farà rispolverare la laurea e rinascere qualche speranza.

Incontrerà i personaggi di altri libri, suoi parenti da parte di autore, e con loro proverà a continuare la saga iniziata quattro libri fa, in un rifugio di montagna….

Dino Fiumalbi

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