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mercoledì 19 dicembre 2018

Attualità mercoledì 19 settembre 2018 ore 11:37

La Toscana perde acqua, l'allarme di Marchetti

Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale: "Dispersione media al 43,43 per cento ma Grosseto, Massa e Prato sforano il 50 per cento"



FIRENZE — Emergono dati allarmanti da uno studio condotto in proprio dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti elaborando i dati Istat dell’ultimo censimento acque per uso potabile, diffuso a fine dicembre 2017 su rilevazioni condotte nel 2015, aggregandoli per aree e per gestore e infine acquisendo le valutazioni dell'Autorità idrica toscana sugli investimenti programmati sulle reti.

"La dispersione idrica media sul territorio regionale è del 43,43 per cento ma ci sono aree provinciali come quelle di Grosseto, Massa Carrara e Prato che sforano addirittura il muro del 50 per cento - spiega Marchetti in una nota - Dinanzi a questi dati, tra cui il migliore risulta quello della provincia di Arezzo dove comunque si disperde un terzo dell’acqua, i gestori investono in varia misura ma quasi tutti in dimensioni che l’Autorità idrica toscana valuta insufficienti. Si salva Acque Spa, gestore dei comuni della conferenza territoriale Basso Valdarno che aggrega piana di Lucca, Valdinievole, Empolese, Valdelsa e parte dei comuni del Pisano, ma per il resto… Poi ogni estate su richiesta dei gestori fioccano le ordinanze per evitare di innaffiare perfino i gerani, però ecco: lo spreco parrebbe altrove".

La rete idrica toscana è gestita da otto società per azioni la cui attività fa capo all’Autorità idrica Toscana (Acque, Acque Toscane, Acquedotto del Fiora, Asa, Gaia, Geal, Nuove Acque e Publiacqua) più il gruppo emiliano Hera e cui si affidano i comuni-cerniera di Firenzuola e Marradi. 

"Chi ha la rete più dispersiva al momento risulta Acquedotto del Fiora, gestore per i Comuni di Grosseto e provincia e parte di quelli del Senese: da quelle tubazioni scivola via il 48 per cento del patrimonio idrico immesso - continua Marchetti - Altra rete di distribuzione fortemente compromessa appare quella gestita da Gaia, 46,84 per cento di acqua perduta ed estensione in area apuana più Versilia, Montagna pistoiese e Mediavalle Garfagnana. Terzo posto come rete colabrodo è quella gestita da Publiacqua (46,39 per cento di dispersione per Firenze metropolitana, Mugello, Valdisieve, parte del Pistoiese, Valdarno aretino e provincia di Prato). Publiacqua afferma che dal momento delle ultime rilevazioni ufficiali le sue prestazioni sono migliorate grazie a investimenti la cui pianificazione secondo Ait è inferiore ai livello ottimali previsti dal piano di ambito. Non certo peggiore di altri, però, tra gestori che non trasmettono piani di investimento (Acque Toscane lo ha fatto solo in parte) e altri che non investono nulla o quasi, come Nuove Acque (Arezzo e provincia tranne il Valdarno, più Valdichiana senese) che però gestisce la rete meno dispersiva di tutte, pur se con il suo 27 per cento di acqua che non arriva ai rubinetti".

La valutazione politica

"A sinistra sento parlare di ripubblicizzazione - dichiara Marchetti - Anche io mi colloco su questa posizione, non foss’altro che nel rispetto dell’esito del referendum con cui i cittadini hanno espresso questo tipo di volontà. Ma acqua pubblica può voler dire tante cose. Il modello di holding regionale prospettato dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi non ci convince: un nuovo carrozzone poco funzionale e che magari diventi parcheggio per qualche politicante dismesso noi non lo vogliamo. L’acqua è un bene delicato, una risorsa non infinita, e le reti hanno bisogno di interventi d’urto veloci per contrastare livelli di dispersione tanto elevati. Bisogna soppesare tutti i modelli di gestione che le normative mettono a disposizione per individuare tutti insieme quello migliore per la Toscana. Io ad esempio ho studiato un po’ il tipo di gestione che a Parigi si è rivelato efficace in termini di abbattimento tariffario e investimenti sulle reti. A livello comparativo, è un sistema che per le nostre normative potrebbe dirsi affine a quello dell’Agenzia speciale prevista dall’articolo 114 del Testo unico degli enti locali. Non sposo una tesi: fornisco uno spunto. Su materie come queste nessuno deve innamorarsi ideologicamente delle vie facili. Pensiamoci con serietà, informiamoci e poi la maggioranza ci dia una proposta su cui lavorare e riflettere. Noi qualcosa da dire l’avremo, ma la responsabilità è prima di chi governa".



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