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sabato 21 settembre 2019

DIRITTO PER TUTTI — il Blog di Guglielmo Mossuto

Guglielmo Mossuto

L'avvocato Guglielmo Mossuto svolge da 20 anni la sua attività professionale su tutto il territorio nazionale. Negli anni ha maturato esperienza in ogni settore di diritto civile, penale e del lavoro, offrendo un'assistenza completa e specializzata. Iscritto anche all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, per anni ha curato rubriche di news legali su emittenti radiofoniche ed ha partecipato a numerose trasmissioni televisive su Rai1. Famoso è il suo gruppo Facebook “aiutoavvocato” www.avvocatofirenze.net

​Bullismo: lecita la reazione della vittima lasciata sola

di Guglielmo Mossuto - mercoledì 11 settembre 2019 ore 11:20

La Cassazione ha sancito il dovere dell'ordinamento di dimostrare sensibilità nei confronti delle vittime di bullismo che hanno reagito nei confronti dell'aggressore dopo esser stati lasciati soli da chi doveva proteggerli ovvero scuola e istituzioni.

Il caso.

Circa dieci anni fa, un ragazzo di nome Francesco, dopo varie vessazioni da parte di alcuni ragazzi, un giorno ha tirato un pugno ad uno di questi facendogli cadere un dente.

A seguito di tali fatti, la Corte d'Appello di Catanzaro aveva condannato i genitori di Francesco a risarcire il ragazzo corrispondendo la somma di 18.000,00 euro. La Corte riteneva infatti che il comportamento persecutorio del ragazzo si collocava in un periodo diverso rispetto al momento dell'aggressione e per tale motivo il pugno non poteva configurarsi come atto di legittima difesa bensì come una vera e propria aggressione. Una sorta di reazione a freddo!

La decisione della Cassazione.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22541/2019 con la quale ha rinviato il caso in appello, ha innanzitutto evidenziato l'assenza nel nostro ordinamento di forme di giustizia specificamente mirate a sanzionare e risolvere il fenomeno del bullismo.

Alla luce di ciò ha poi sottolineato come non vadano ignorate le condizioni di umiliazione a cui è sottoposta la vittima di bullismo.

Inoltre ritiene la Corte che nel caso del bullismo occorre tener conto di come i comportamenti vessatori possano originare nella vittima tanto forme di autodistruzione quanto comportamenti aggressivi, come avvenuto nel caso di specie.

Non si può quindi collocare i due fatti in due contesti diversi sulla base del solo fatto che sono accaduti in tempi diversi.

Inoltre, sottolinea la Corte, non si può chiedere a un adolescente una reazione razionale e non emotiva ancor più quando si è di fronte a una situazione di totale assenza di intervento da parte della scuola e delle istituzioni, mancando totalmente espressioni di condanna pubblica del comportamento adottato da parte dei bulli.

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