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lunedì 28 novembre 2022

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Pensiero unico

di Nicola Belcari - domenica 18 settembre 2022 ore 08:00

Un’espressione ricorrente è pensiero unico. Da non confondere con “unico pensiero” o “pensiero fisso”: quello, per fare un esempio piuttosto noto, ispirato agli uomini da un certo ormone.

Se il significato del concetto è abbastanza chiaro, non altrettanto è la reale consistenza, o esistenza, del fenomeno. Con esso si intende l’adesione più o meno indotta e acritica a un sistema di valori dominante o a un’indiscussa organizzazione sociale; a livelli spiccioli, la condivisione di singole idee su specifici argomenti.

Non tutti saranno disposti a riconoscerne la realtà, nessuno ad ammetterne la sudditanza. È più facile attribuirla ad altri e neppure noi possiamo escluderci: fa sempre comodo pensare di essere più perspicaci degli altri! E anche ritenere gli altri succubi di un condizionamento quando sono la maggioranza e la pensano in modo diverso.

Mai come oggi circolano e trovano sostenitori le idee più stravaganti e scombinate che dovrebbero testimoniare una libertà nella formazione delle riflessioni e delle considerazioni sull’esistenza e sulla vita, persino eccessive, ma viceversa l’impressione forte è che ci siano forme di “dittatura” o “dettatura” almeno di alcune idee imperanti.

Talvolta i pensieri omologati si formano in modo automatico proprio a causa della diffusione e potenza dei mass media, che invece dovrebbero favorire la libertà e il confronto delle idee, per un paradosso clamoroso ma spiegabile.

Altre volte, è la tivvù, in particolare, il peggiore dei media da questo punto di vista per caratteristiche del mezzo (e reclutamento dei dipendenti, non di rado, clientelare/spartitorio o persino dinastico) che, con maggiore o minore consapevolezza, ma con un lavoro ai fianchi indefesso e capillare, dispensa l’ovvio ripetuto fino all’intontimento, tenta d’imporre opinioni, anche in modo indiretto e subdolo, come indiscutibili verità; è pronta a servirsi del dolore e del rispetto dovuto ai morti per creare miti fasulli o perorare cause ingiuste facendo leva sui buoni sentimenti con nauseante cinismo.

Ma non è che, in diversi casi, quel che appare come unanimismo e conformismo sia un’impressione dovuta alla mancanza di rappresentazione di un pensiero alternativo che pure c’è (e nemmeno sempre minoritario)? Appunto perché non trova spazio nei media ed è ignorato dai partiti che, anziché dar voce ai cittadini, rappresentano parecchio sé stessi, intenti soprattutto a cercare un facile consenso.

La visione del mondo e le singole opinioni possono essere influenzate in diversi modi. La scelta dei temi, il modo in cui sono trattati… ecc., una maniera particolare agisce in negativo: consiste cioè nel parlare d’altro. Altro aspetto curioso: il pensiero unico non si manifesta sempre con una posizione univoca, scontata e perciò inattaccabile, ma spesso all’opposto con divisioni apparentemente o realmente contrastanti e talora inconciliabili.

Un esempio (eclatante o banale?) fra i tanti non è l’atteggiamento verso l’epidemia? L’opinione pubblica si divide tra i favorevoli ai vaccini e i contrari, tra i favorevoli alle misure precauzionali e restrittive dei comportamenti e i contrari o dubbiosi. Un Popolo, invece unanimemente, senza distinzioni di parte, dovrebbe esigere una ricerca delle cause dell’epidemia, l’origine del virus, e le eventuali responsabilità sulla sua diffusione locale e globale. Al momento le richieste sporadiche e senza conseguenze, sembrano porsi obiettivi particolari ed essere strumentali (consenso elettorale, interessi economici…).

I governanti, nell’indifferenza di giornalisti poco indipendenti, di esperti, veri o sedicenti, sospettabili di un possibile “conflitto d’interessi” ideologico, l’hanno fatta franca. O è forse un’illusione e il fuoco cova sotto le ceneri? A volte l’istinto latente è più potente dell’agenda del dibattito pubblico e può resistergli. I dubbi, allora, serpeggiano, senza controllo, le loro possibili manifestazioni imprevedibili. Non càpita, talora, che contestazioni sbagliate, nella forma e pure negli obiettivi, siano espressione di una rabbia che non sa individuarne le vere cause?

Nicola Belcari

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